Bologna –  12 maggio 2026 – Oggi si celebra la Giornata internazionale dell’ infermiere, una ricorrenza celebrata in tutto il mondo ogni anno, al fine di valorizzare il contributo degli infermieri nella società. Non si parla soltanto di forza lavoro, ma di un mestiere particolarmente delicato perché attiene alla salute delle persone più deboli.

“Secondo la Corte dei conti, la carenza di infermieri in Italia è di circa 65.000 unità, ma questo dato è probabilmente sottostimato perché considera solo il turnover e non il fabbisogno reale del sistema socio-sanitario. In Emilia-Romagna si certifica una carenza di circa 4.000 infermieri nel 2025, un dato in crescita già nel 2026, e con una previsione di un aumento progressivo nei prossimi anni. La situazione è particolarmente critica nelle aree metropolitane, come Bologna, a causa di pensionamenti, abbandono della professione e fuga verso l’estero, aggravata da stipendi insoddisfacenti e alto costo della vita”: spiega Tullia Bevilacqua, segretario regionale Ugl Emilia-Romagna.

“Lo stesso Coordinamento degli Ordini degli infermieri dell’Emilia-Romagna ci ricorda che il problema della carenza di infermieri in Emilia-Romagna comincia già dai corsi di laurea. E non solo perché le iscrizioni non sono abbastanza e molti posti rimangono vuoti, ma molti si ritirano prima di finire il corso per motivi pratici ed economici: tra costo della vita e problema casa, soprattutto nelle grandi città come Bologna. Prendiamo atto che il caro vita degli ultimi anni ha fatto cessare i fenomeni migratori interni che fino a poco tempo fa vedevano i giovani del Sud studiare al Nord ed anche in Emilia-Romagna per poi fermarsi a lavorare. ”: aggiunge ancora Tullia Bevilacqua.

“E, poi, c’è un altro grande problema: la retribuzione professionale non adeguata al costo reale della vita nel nostro Paese. Si calcola che almeno 30mila infermieri lavorano all’estero, non solo per motivi economici ma soprattutto perché vengono riconosciute e valorizzate maggiormente competenze e professionalità. In concreto, rispetto alla media dei Paesi OCSE lo stipendio italiano medio è di circa 1600 euro più basso rispetto agli altri Paesi europei: la forbice oscilla dal 25% al 40% in meno”: spiega ancora il segretario regionale Ugl Emilia-Romagna.

“È chiaro che, pur non essendo solo una questione economica, la peculiarità e la centralità della professione infermieristica meritano sicuramente un riconoscimento più elevato anche dal punto di vista economico”: commenta . Tullia Bevilacqua.

Che fare, dunque?

“Si dovrebbe affrontare la situazione con un mix di interventi mirati: come – oltre all’aumento salariale ed alla riforma strutturale della professione che compete allo Stato – per esempio: garantendo maggiori investimenti nell’ orientamento scolastico per giovani, valorizzando le competenze nelle specializzazioni, affinchè venga riconosciuto lo sforzo formativo che molti infermieri fanno nelle aule universitarie in termini di specializzazione, con il preliminare aumento dei posti messi a bando per i corsi di infermieristica. Sono auspicabili su scala territoriale e regionale incentivi e sgravi che permettano la residenza in Emilia-Romagna a canoni calmierati, adottando bonus trasporti per l’utilizzo dei mezzi pubblici ed è assolutamente necessario migliorare le condizioni di lavoro degli infermieri (riducendo i carichi e turni massacranti) intervenendo direttamente con le varie Ausl della nostra regione”:

conclude il segretario regionale di Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua, che auspica siano dibattute queste proposte in seno al Tavolo regionale permanente/ad hoc dedicato all’emergenza infermieristica e al reclutamento del personale.